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L’antro del mago…

C’è una stanzetta 2 m per uno e 80 completamente foderata di libri in tre lati che è il mio rifugio ed il luogo dove lavoro, studio, mi informo e soprattutto sogno.
Mi rifugio in questo luogo e comincio a immaginare quale possa essere la futura avventura, come la posso affrontare, come si può organizzare e soprattutto se per me è fattibile.


Oggi sono purtroppo costretto (anche se assolutamente non mi lamento) ad interfacciarmi con la mia situazione fisica e di forze per essere assolutamente certo di poter affrontare nella maniera più efficace e lucida possibile quello che periodicamente mi viene in mente.
E allora, circondato dai miei computer,  dai vari strumenti elettronici, dai libri di viaggi e, confesso, dalle vecchie intramontabili cartine geografiche comincio a pianificare quella che potrebbe essere una nuova avventura. Ovviamente non mi riferisco a situazioni epiche, eroiche al limite della fattibilità ma parlo di situazioni che alla fine con un poco di fantasia e di apertura culturale possono fare tutti.


Come sempre sono assolutamente certo che i limiti che ci poniamo sono quasi sempre mentali. Nelle mie serate quindi mi dedico a pianificare le mie avventure dell’anno e poi dopo una valutazione molto profonda delibero il calendario e passo alla organizzazione dell’evento sotto tutti i punti di vista. A quel punto blocco la mia fantasia e mi concentro solo su quello che ritengo sia fattibile nell’anno.
La cosa che più mi preoccupa ma in fondo in fondo mi fa anche piacere è che mi ritrovo a fare pianificazioni che hanno un orizzonte temporale di tre ho quattro anni e questo denota un fanciullesco ottimismo che ancora fa parte della mia vita. Alla fine che problema è?
In fin dei conti ho solo 68 anni e quindi alla fine, chi mi impedisce ripensarmi fino ai 72?


 In questi miei scritti mi farebbe piacere condividere tutto questo creando ed intersecando la narrazione di quello che faccio oggi con il ricordo di quello che ho fatto in passato unitamente alla proiezione di quello che proverò a fare in futuro. Io spero che non sia noioso e possa essere paradossalmente messaggio di speranza e consapevolezza per tutti coloro che sono nella mia situazione e che per convenzioni che si sono costruiti non hanno fatto quello che avrebbero potuto fare ed hanno relegato tutto questo in un angoletto recondito del loro cervello in un contenitore che si chiama rimpianto.

Ora concludo, ringrazio tutti coloro che hanno la pazienza di leggere questi scritti ed la prossima volta comincerò a condividere le tante situazioni passate presenti e future che rendono la mia vita così degna di essere vissuta.
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